Counseling Odontoiatrico

Un supporto utile a igienisti dentali e odontoiatri nella gestione del rapporto con i pazienti


“L’incontro con l’altro” è sempre un momento importante e allo stesso tempo difficile e delicato soprattutto se avviene all’interno di un contesto come quello odontoiatrico che si occupa di una delle parti più intime e personali di una persona.

Proprio per questo motivo spesso per un paziente, prima di scegliervi come i professionisti a cui affidare le proprie cure e di cui fidarsi, è necessario sentirsi accolto, visto e ascoltato.

In un contesto storico poi come quello di oggi in cui il cambiamento repentino porta le persone a sentire il bisogno di cambiare più spesso e di provare esperienze nuove e in cui la sensibilità e l’attenzione per lo stare e sentire dell’altro risulta essere sempre più importante, per fidelizzare e far stare bene un paziente non basta più essere competenti solo sul piano lavorativo, bisogna esserlo anche sul piano relazionale.

Ma quali sono le competenze e le caratteristiche per creare una relazione centrata sul paziente?

Qui di seguito vi descriverò gli aspetti che ritengo fondamentali per la costruzione di una buona relazione tra due persone: lo stato dell’Io con cui comunichiamo, i riconoscimenti e l’assenza di giudizio.

Stati dell’IO.

La prima cosa che dobbiamo sapere, che è anche una delle teorie su cui si basa il counseling analitico transazionale, è che ognuno di noi ha dentro di sé 3 “personalità” definite stati dell’Io Genitore, Bambino e Adulto, ognuno dei quali è caratterizzato da pensieri, emozioni e comportamenti attraverso i quali noi ci rapportiamo con noi stessi e gli altri.

  • Il Genitore rappresenta l’insieme di pensieri, sentimenti e comportamenti simili a quelli della figura genitoriale e si suddivide in Genitore Normativo e Genitore Affettivo.
  • Lo stato dell’Io Bambino invece rappresenta l’insieme di pensieri, sentimenti e modelli di comportamento che risalgono alla propria infanzia. Esprime in modo spontaneo i bisogni, desideri e rifiuti in presa diretta con istinti e pulsioni.
  • Lo stato dell’Io Adulto, infine, è l’insieme delle capacità di analisi, di elaborazione delle informazioni e di decisione razionale. È dunque la parte di noi che sta nel qui e ora ed è in grado di valutare la realtà in modo svincolato da impulsi emotivi o automatici del passato.

La maggior parte dei pazienti che vengono accolti in uno studio odontoiatrico si trovano spesso in uno stato dell’Io Bambino in cui emozioni e sentimenti come paura, imbarazzo, preoccupazione, incertezza e dubbi prendono il sopravvento.

Per questo motivo è importante che ogni professionista, consapevole di questo, si rapporti al paziente con la parte di sé guidata dal Genitore Affettivo che è proprio lo stato dell’Io che si attiva quando ci si prende cura di qualcuno, si mostra attenzione, premura e comprensione come i nostri genitori facevano con noi quando eravamo piccoli e bisognosi di loro.

Conoscere i propri stati dell’Io e quale tra questi prevale sugli altri può essere utile per il professionista che si rapporta quotidianamente con l’altro per capire quale aspetto di sé mette in gioco nella relazione con il paziente.

Ad esempio se si agisce più la parte genitoriale critica e normativa di sé piuttosto che quella affettiva, il rischio è di “contaminare” il rapporto portando il paziente a sentirsi giudicato anziché accolto.

È quindi utile conoscersi per avere l’opportunità di scegliere quale parte di sé agire in base alla relazione che vogliamo creare.

Riconoscimenti

I riconoscimenti non sono altro che una forma di “carezza”, di attenzione e di considerazione che portano la persona a sentirsi vista e importante.
Possono essere verbali e non verbali e generano l’apertura allo scambio, rafforzano la relazione e creano la fiducia.

Affinché sia efficace però un segno di riconoscimento deve essere sincero, genuino e unico perché scelto in base a chi si ha davanti.

Alcuni esempi di carezze possono essere domande per sapere come sta una persona, come ha trascorso la sua giornata, farle dei complimenti riguardo il suo aspetto o qualcosa che ha fatto, guardarla o appoggiarle la mano sulla spalla, qualsiasi cosa quindi che nasce spontanea nel professionista e che porta il paziente a sentirsi bene, perché visto e riconosciuto.

Assenza di giudizio

L’arte del non giudicare è qualcosa di molto difficile perché il giudizio è come un’opinione o un pensiero che nasce e cresce dentro di noi istintivamente in base alla nostra storia o copione, al contesto in cui siamo cresciuti e all’educazione ricevuta.

Quindi per “non giudicare” si intende la capacità di riconoscere quel pensiero o opinione che può essersi generato in noi e saperlo mettere da parte così da essere liberi di scoprire e conoscere il mondo dell’altro e permettergli di potersi esprimere liberamente per quello che è.

Bisogna quindi provare ad andare oltre la propria storia e accogliere la diversità dell’altro come strumento di osservazione genuina che migliora la relazione di aiuto, partendo dal presupposto che “io sono ok, tu sei ok”, teoria alla base dell’analisi transazionale.

Concludo quindi lasciandovi con il pensiero che per un paziente la professionalità è importante, ma lo è di più il modo in cui lo si fa sentire e le emozioni che si porta a casa dopo l’incontro con voi.

Siate quindi quel professionista che sceglie di stare con il paziente e non solo di fronte a lui.


Per maggiori informazioni:

Autrice:

Beatrice Isidoro, Counselor